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Bushcraft – L’arte di vivere nei boschi

Possiamo definire il bushcraft come “l’arte di vivere nei boschi”, ovvero quell’insieme di conoscenze ed espedienti che ci permettono di costruire e realizzare quello che serve per cavarcela in outdoor.

Dall’accendere un fuoco senza fiammiferi al costruire un riparo, dal depurare l’acqua al saper scegliere gli strumenti giusti da portare con sé.

Ecco qualche base, imparata durante la mia esperienza in un bushcamp con Marco e Daniele, che mi hanno aperto un mondo.

Intanto specifichiamo che “bushcraft” è molto diverso da “sopravvivenza”.

La principale differenza sta nel fatto che le tecniche di sopravvivenza, che comunque possono coincidere con quelle di bushcraft, si mettono in atto per uscire da una situazione in cui ci si trova indipendentemente dalla nostra volontà e che possono essere soluzioni estreme per garantirci, appunto, la sopravvivenza.

Il bushcraft invece si mette in pratica per trascorrere uno o più giorni nei boschi, con la volontà di utilizzare queste tecniche, per avvantaggiarci di uno zaino più leggero, per vivere un’esperienza più “wild”, perché ci diverte l’dea di costruirci un capanno invece di dormire in tenda (da cui il nome bush-craft).

Quindi consideriamo di uscire di casa con la volontà di crearci gli strumenti e gli oggetti che ci mancano per vivere un paio di giorni a stretto contatto con la natura e partiamo.

1) L’Attrezzatura

La prima cosa da fare è selezionare il necessario da portare con noi, valutando il peso e lo spazio che occupa. Per esempio, vi consigliamo di portare:

  • acqua
  • cibo
  • un fischietto
  • una torcia carica
  • abbigliamento adeguato a seconda delle condizioni meteo e dell’ambiente
  • coltello
  • seghetto (meglio se pieghevole)
  • altri strumenti per costruire/creare quello che serve, tipo acciarino.
  • A seconda del livello di “comodità” che si vorrà avere ci porteremo più o meno attrezzi, una tenda e un sacco a pelo, pentolini e fornellino, ecc….

Un consiglio fondamentale: gli strumenti devono essere adeguati alle esigenze del nostro bushcamp. Per andare nei boschi non serve un macete anzi, meglio coltelli più piccoli perché sono più maneggevoli, pesano meno, occupano meno spazio e sono più versatili.

2) Come affilare un coltello

Gli strumenti che portiamo con noi per fare bushcraft devono essere tenuti nelle migliori condizioni per essere funzionali.

I coltelli, in particolare, non servono a nulla se non tagliano. Ma se stiamo fuori per un periodo piuttosto lungo la lama può perdere l’affilatura.

Per affilare un coltello possiamo usare un acciaino, ma anche un sasso piatto e bagnato.

È sufficiente tenere la giusta inclinazione, la stessa del filo della lama e sfregare lo strumento con un movimento circolare. Quando avrete un po’ di esperienza sentirete che state dando la giusta inclinazione anche dal suono che fa, molto musicale.

3) Come usare un coltello

Ovvero: come non tagliarsi quando si usa un coltello per fare bushcraft.

La posizione corretta prevede che si abbia un totale controllo dei propri movimenti e di quelli della lama: braccia appoggiate al corpo, impugnatura del coltello ben salda e lama rivolta verso l’esterno e nessun dito tra la lama e quello che dovete tagliare.

La lama rivolta all’esterno è una condizione fondamentale, perché, anche se il coltello vi scappa per qualunque motivo, non lo farà verso di voi.

Più la lama è affilata, più sarà facile tagliare e incidere il vostro oggetto e, di conseguenza, diminuisce la possibilità di farvi male.

4) Come accendere il fuoco

“Ad accendere un fuoco sono capaci tutti, per farlo bene servono conoscenze” così dice il nostro mastro focaio.

Ecco, sul fatto che siano capaci tutti avrei qualcosa da dire 🙂 perché con alcune tecniche io non sono riuscita neanche dopo il decimo tentativo, mentre Daniele sembrava che accendesse fuochi con la sola forza del pensiero 🙂

Frustrazione e ammirazione a parte, cosa vuol dire fare bene un fuoco?

Vuol dire farlo sicuro, cioè senza provocare il rischio che si propaghi, farlo grande quanto serve, in uno spazio pulito da tutto quello che potrebbe incendiarsi (pulite anche dopo che il fuoco è spento, sia per sicurezza che per correttezza nei confronti dell’ambiente e di chi arriva dopo di voi).

Ed ecco le tecniche:

Volete un fuoco senza fumo? Calore, combustibile e comburente devono essere in perfetto equilibrio.

Per accenderlo e farlo durare si va per gradi, iniziando con un’esca (un legno resinoso, del cotone carbonizzato, paglia) e poi a mano a mano aggiungendo pezzi di legno più grandi, appoggiandoli in modo da lasciare passare l’aria perché senza ossigeno il fuoco non brucia.

1)    Ho creato una base di piccoli trucioli “grattugiando” del legno resinoso con il dorso di un coltello; ho preso un acciarino e l’ho grattato con il dorso di un coltello per fare la scintilla; ho aggiunto piccoli pezzi di legno per alimentare la fiamma; ho esultato per due minuti poi si è spento 😀

2)    Abbiamo carbonizzato il cotone (se volete sapere come si fa partecipate al prossimo bushcamp); lo abbiamo bruciacchiato sfregando una pietra focaia con un acciarino e l’ho inserito in una specie di nido di paglia che, soffiando nei dovuti modi, ha preso fuoco (con l’intervento della forza del pensiero di Daniele).

 

Il legno da usare va scelto in base all’obiettivo del nostro fuoco: il faggio non si accende facilmente ma dura e fa una bella brace, mentre la betulla si accende subito ma dura poco e fa cenere.

Lo sapevate che la betulla si accende anche quando è bagnata? Quindi non disperate se dovete accendere un fuoco dopo una giornata di pioggia!

Durante il mio bushcamp ho provato due tecniche per accendere il fuoco, con più o meno successo 😉

Ci sono molti altri modi che potrete imparare con qualche giorno di esperienza d bushcraft come quello a cui ho partecipato con Daniele e Marco.

5) Come costruire una torcia svedese

Ora che sapete accendere un fuoco potete costruire una torcia svedese per cucinare, riscaldarvi e farvi un caffè.

Prendete un ciocco e dividetelo in quattro parti per il lungo; tagliate la punta di ogni “triangolo” in modo che, riunendo i pezzi, il centro rimanga vuoto; tenete uniti le quattro parti con del fil di ferro o altro materiale che non prenda fuoco e non si bruci; grattugiate all’interno un po’ di esca e accendete; alimentate il fuoco come ormai sapete fare a meraviglia e preparate la moca 😉

6) Come rendere l’acqua potabile

Avete finito l’acqua? Nessun problema, potete tranquillamente usare quella del torrente, o della pozzanghera.

L’acqua nella bottiglia che vedete nella foto è un misto di terra, rami, foglie e quant’altro che, opportunamente filtrata, è buona da bere, come vedete nel raccoglitore a terra. Giuro che l’ho bevuta!

Oltre ad un filtro come un fazzoletto, un pezzo di tessuto, una garza, qualcosa che blocchi anche i componenti più sottili, è necessario creare una stratificazione di filtri che non lascino passare nessuna impurità. Se poi utilizzate anche il carbone non avvertirete nessun sapore particolare.

I filtri vanno scelti a seconda dei contaminanti, che possono essere semplice terra, oppure anche metalli.

Per andare sul professionale esistono pastiglie che depurano anche acque che contengono sostanze nocive e che potete inserire in apposite borracce.

Quindi anche il caffè è salvo.

Non abbiamo fatto in tempo a costruire un riparo, ma magari lo farò la prossima volta.

Con questa breve introduzione non sono diventata una perfetta bushcrafter ma mi sono divertita un sacco e non vedo l’ora di rifarlo! Ci sarete anche voi?

Se volete partecipare a un bushcamp per imparare l’arte di vivere nei boschi non esitate a contattarci per aiutarvi ad organizzare la vostra esperienza personalizzata in linea con i vostri interessi, con la vostra preparazione e la vostra voglia di adrenalina.

Preparatevi a vivere la VOSTRA personale avventura nel mondo!

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Buon divertimento!

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